Da Pithekoussai a Parthenope: il viaggio della memoria continua

Da Pithekoussai a Parthenope: il viaggio della memoria continua

Da Ven 16 Ottobre Ore 11:00 fino a Ore 13:00

A Museo Archeologico Pithecusa

Pubblicato da Pithecusae Pro Loco Ischia

Categorie: Mostre

Tag: Pithekoussai, Parthenope

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La cultura come strumento per ricomporre i fili della storia, rafforzare la conoscenza del territorio e costruire un rapporto più stretto tra i luoghi della ricerca, della tutela e della valorizzazione del patrimonio. È questo il significato dell’iniziativa che vedrà protagonista il Museo Archeologico di Pithecusae, dove dal 16 ottobre al 30 novembre 2026 sarà esposto il rilievo votivo delle Ninfe Nitrodi, custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e proveniente dal complesso di rilievi marmorei rinvenuti nel 1757 presso la sorgente di Nitrodi, a Barano d’Ischia. L’inaugurazione è prevista venerdì 16 ottobre alle ore 11 presso il Museo Archeologico di Pithecusae, alla presenza del Dott. Francesco Sirano, Direttore generale del Museo Archeologico di Napoli e della Dottoressa Maria Luisa Tardugno, funzionario archeologo per il territorio di Pozzuoli, Quarto, Procida e Isola di Ischia e Direttrice del Museo Archeologico di Pithecusae e delle autorità civili. L’esposizione si inserisce nel solco della collaborazione già sviluppata tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Archeologico di Pithecusae e la Soprintendenza SABAP-NA-Met, che nei mesi scorsi ha trovato una significativa espressione nella mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, inaugurata il 3 aprile e conclusasi il 21 settembre al MANN. La mostra ha rappresentato un importante momento di valorizzazione della storia e dell’identità di Napoli attraverso il mito della Sirena Parthenope, proponendo circa 250 opere, dall’VIII secolo a.C. alla contemporaneità, e mettendo in relazione reperti archeologici, testimonianze artistiche e manufatti emersi anche dai più recenti scavi connessi alla realizzazione delle linee 1 e 6 della Metropolitana di Napoli. In quel percorso il Museo Archeologico di Pithecusae ha contribuito con due reperti di particolare rilevanza: il Cratere del Naufragio e il Cratere di Ino, testimonianze capaci di restituire la centralità del mare nell’immaginario del mondo greco coloniale e di offrire nuovi elementi alla lettura dell’iconografia legata alla figura della Sirena. Ora il percorso prosegue in direzione opposta e simbolicamente riporta sull’isola un’opera che appartiene alla sua storia. Il rilievo votivo delle Ninfe Nitrodi, datato al II° secolo d.C., raffigura Apollo, con il plettro nella mano destra e la lira appoggiata su un tripode, affiancato dalle tre Ninfe. La figura centrale regge una conchiglia, mentre le due laterali poggiano il braccio su un’idria rovesciata collocata su un pilastrino. L’iscrizione incisa sul rilievo – T. Turrianus Dionusius Numphis donum dedit – ne chiarisce la natura di ex voto, confermando il rapporto tra il manufatto, il culto delle divinità e la funzione terapeutica attribuita alle acque di Nitrodi. I rilievi rinvenuti presso la sorgente attestano infatti la persistenza del culto delle Ninfe e di Apollo e rappresentano una testimonianza particolarmente significativa della cura per aquas in epoca romana, offrendo uno spaccato prezioso della cultura legata alle acque termali nell’antica Ischia. «Cultura è circolarità: collaborazione, conoscenza condivisa, rete, sono parole chiave del percorso di tutela e valorizzazione seguito dai musei statali e dalle soprintendenze. Dopo il successo della mostra -Parthenope. La Sirena e la città-, programmata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nel 2026 e arricchita dalla sinergia con tante istituzioni, tra cui la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, il viaggio non può che continuare: l’allestimento in mostra, presso il Museo Archeologico di Pithecusae, del rilievo votivo delle Ninfe Nitrodi, esposto al MANN nelle sale dedicate a Pithekoussai, ha un duplice valore. Da una parte, è un ritorno simbolico di un’opera nell’isola dove fu scoperta; d’altro canto, è anche una prospettiva interessante sul sostrato storico e culturale alla base delle cure termali per cui Ischia è celebre in tutto il mondo. Un reperto del MANN diviene dunque ambasciatore di un’unità culturale che, ieri come oggi, lega i nostri territori e invita a conoscere le bellezze dell’isola verde», dichiara il Direttore Generale del MANN, Francesco Sirano. Un valore sottolineato anche dal Sindaco di Lacco Ameno, Senatore Domenico De Siano, che evidenzia come la tutela del patrimonio non possa essere separata dalla capacità di trasformare la memoria in conoscenza. «Recuperare il passato significa restituire al presente la possibilità di comprendere meglio ciò che siamo. Ogni traccia della nostra storia acquista un valore ancora più grande quando torna a parlare alla comunità e diventa occasione di conoscenza per le nuove generazioni. Il rilievo delle Ninfe Nitrodi rappresenta una testimonianza antica che, attraverso il lavoro delle istituzioni culturali, torna a dialogare con il nostro tempo. Conoscere le nostre radici ci permette di leggere il territorio per tutto ciò che ha preso forma, modificato e rappresentato nei secoli. Custodire il patrimonio significa preservare una parte della nostra identità per consegnarla al futuro con un significato vivo e nuovo», conclude il Sindaco di Lacco Ameno. L’esposizione del rilievo votivo rappresenta un nuovo tassello di una strategia culturale fondata sulla circolazione delle opere, delle competenze e della conoscenza, nella consapevolezza che il patrimonio archeologico dell’isola non costituisce una realtà isolata, ma parte di una storia mediterranea più ampia, nella quale Pithekoussai e Neapolis sono da secoli legate da rapporti culturali, economici e sociali documentati dalla ricerca archeologica. La possibilità di ammirare nuovamente sull’isola un reperto scoperto proprio nel territorio di Ischia assume anche un forte valore simbolico: il patrimonio torna nei luoghi della propria storia per contribuire a costruire una conoscenza più consapevole del presente. L’esposizione sarà visitabile presso il Museo Archeologico di Pithecusae fino al 30 novembre 2026.